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Monica Venturini

Al di là del mare. Letteratura e giornalismo nell’Italia coloniale. 1920-1940

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Ho sempre ritenuto e ritengo che il giornalista debba essere prima di ogni altra cosa un informatore. La testimonianza che egli rende col suo racconto è spesso la fibra con cui viene ordito il primo tessuto della Storia.
(C. Tomaselli, Con le colonne celeri dal Mareb allo Scioa)
Tutto ciò che gli stava innanzi alla mente era avvenire, e da provarcisi con animo nuovo in cose nuove. Da quel momento egli fu esploratore, come tanti altri prima di lui : ed entrò in quella carriera dalla quale non si tornava, o si tornava soltanto per consumare i giorni della vecchiaia a curare le malattie tropicali, meno inguaribili della nostalgia.
(R. Bacchelli, Mal d’Africa)

I. Premessa

1. L’articolo trova i suoi essenziali punti di riferimento nell’esperienza di partecipazione alla Ricerca Nazionale (Prin), Colonialismo italiano : letteratura, giornalismo, mass media, coordinata dalla Prof.ssa Simona Costa. La realizzazione del sito (www.italiacoloniale.it), archivio on-line che ha raccolto il lavoro delle diverse Unità di Ricerca (Roma Tre, Firenze, Macerata, Perugia e Perugia per Stranieri) rappresenta una parte essenziale dell’impegno di catalogazione e analisi del materiale che ha animato la Ricerca.

2. L’unità di Roma, in particolare, ha indagato i modi e le forme della ricezione e dell’interpretazione del colonialismo italiano negli anni che vanno dall’ascesa di Mussolini alla guerra d’Etiopia, fino alla seconda guerra mondiale e, in certi casi, anche oltre questo termine. Una parte del lavoro di ricerca da me svolto ha interessato lo spoglio e l’analisi di alcuni quotidiani relativamente agli anni del conflitto in Etiopia – l’Ambrosiano, il Corriere della sera e il suo supplemento mensile, La Lettura e il Messaggero – e alcuni periodici coloniali in tutto l’arco della loro esistenza : Esotica. Mensile di Letteratura e valorizzazione coloniale. Cronache d’arte e di vita (1926-1927), L’Oltremare (1927-1934), L’Azione Coloniale (1931-1945), Cirenaica Illustrata, L’Almanacco della donna italiana, (1920-1943), annuario nato a Firenze, diretto da Silvia Bemporad fino al 1936, poi da Gabriella Aruch Scaravaglio dal 1936 al 1938, e dal 1938, da Margherita Cattaneo. Rinvio a due pubblicazioni in particolare nelle quali sono raccolti i risultati della ricerca : il volume di saggi Controcanone. Per una cartografia della scrittura coloniale e postcoloniale italiana (Aracne, 2010) e l’antologia Fuori campo. Letteratura e giornalismo nell’Italia coloniale 1920-1940 (Morlacchi, 2013).

II. Esotica, L’Oltremare, L’Azione coloniale : giornalismo d’oltremare

3. « Bisogna fare la letteratura coloniale, partire, vedere, amare, descrivere ; […] un pugno di giovani vuole l’Italia grande anche al di là del mare » : questo si dichiara nel numero di apertura di Esotica [1], rivolgendosi direttamente ai giovani scrittori, chiamati a farsi portavoce di ciò che Mussolini aveva definito « imperialismo spirituale ». Il mensile – diretto da Mario dei Gaslini, modello emblematico dell’autore coloniale e vincitore, nel 1926, del primo Premio letterario coloniale, indetto dal governo (con il romanzo Piccolo amore beduino [2]) – avrà però vita breve e già nel 1927 verrà assorbito ne L’Oltremare insieme ad altre riviste. Nel mensile sono numerosi gli articoli, le novelle, gli interventi di vario genere degni di nota. Si segnalano, in particolare, gli scritti di Dei Gaslini : dal romanzo coloniale a puntate, ambientato a Bengasi, Le Ombre dell’Harem, in cui viene narrata la storia di due sorelle « belle come l’acqua d’argento », Agriela e Altaiah, costrette dal padre ad una reclusione forzata, agli articoli di carattere teorico nei quali si elabora la linea d’azione della rivista :

Tracciato così il compito, ne balza la conclusione per noi artisti : fare conoscere, amare e prosperare le nostre colonie.
La nuova araldica, la nuova nobiltà, la nuova grandezza sono tutte qui. Le altre nazioni, molto più avanti di noi, guardano sospettosamente questi nostri inizi, mal celando l’ansietà da quando l’Italia ha dimostrato di sapere attuare ogni programma annunciato.
Adesso tocca a noi. E noi non rifiuteremo mai una gara nella quale la posta è il nostro onore di popolo vittorioso [3].

4. Si potrebbe riassumere in una frase l’intero programma del mensile : « È l’ora di agire », sostiene dei Gaslini. Si tratta di fare delle colonie il laboratorio dove sperimentare una nuova forma d’arte, che serva l’ideale e la Patria con la certezza e la forza d’una missione : « Le colonie non sono né terre promesse né morgane inconsistenti celanti disastri o male sorprese, sono palestre che da anni aspettano quella gioventù italiana che senza il fascismo sarebbe rimasta scettica e cieca. Adesso è l’ora di agire » [4].

5. Altrettanto interessanti sono le novelle di Augusta Perricone Violà che, con la sua attività di giornalista e scrittrice, ben rappresenta lo stretto rapporto esistente tra letteratura e giornalismo : dal racconto dai toni lirici, Anime beduine nella leggenda e nella vita (numero dell’ottobre 1926 [5]) sul costume delle donne africane e sullo stereotipo della loro presunta infedeltà coniugale a La terra delle solitudini, (15 dicembre 1926 [6]), racconto in cui l’Africa viene definita « terra delle solitudini » e dove viene evocata la figura emblematica del « viandante biblico col mantello e il bastoncino ».

6. Di diversa natura risultano gli interventi dell’autrice pubblicati su L’Oltremare [7], mensile dell’Istituto coloniale fascista diretto da Roberto Cantalupo, sottosegretario al Ministero delle Colonie, e dal 1934 da Camillo Manfroni : nell’articolo « Donne in colonia » (febbraio 1929) poi ripubblicato ne L’Azione coloniale (4 aprile 1935), viene descritta la situazione delle donne in colonia e il rapporto tra donne europee e indigene : « La donna nelle colonie può essere un grande strumento di conquista e di penetrazione ma occorre infondere ad essa un sentimento profondo di coscienza nazionale e di serietà del pensiero » [8]. A questo proposito, è necessario aprire una breve parentesi sulla ricorrenza del tema delle donne in colonia in tutti i periodici analizzati. Nel discorso coloniale avviene anche, come è noto, una ridefinizione della soggettività femminile nonostante le contraddizioni interne al fascismo per cui si esortava all’ottimizzazione economica di tutte le risorse, comprese le donne, senza però accettarne i cambiamenti sociali connessi :

La presenza italiana in Etiopia durante il periodo coloniale 1935-41 non fu solamente militare. La colonia fu anche una realtà di emigrazione di civili, di italiani che vi si recarono per lavorare, sebbene in contingenti assai ridotti rispetto alle aspettative e che formarono una piccola minoranza a fronte della maggioranza in armi [9].

7. Con la sua attività di giornalista e scrittrice, Perricone Violà ben rappresenta lo stretto rapporto esistente tra letteratura e giornalismo : nella sua opera – come in quella di dei Gaslini – la colonia non è solo l’ambiente in cui si svolge la narrazione, ma l’elemento alla base della scrittura e del disegno dell’opera. Dalle novelle ai romanzi agli articoli, Perricone Violà, in seguito alla sua esperienza in Africa settentrionale con il marito, sperimenta diversi generi, dichiarando fede assoluta nel progetto fascista di una produzione nazionale e coloniale e accogliendo modalità e tecniche della tradizione alle spalle. Nel 1930, con la raccolta di racconti Donne, e non bambole, dimostra di seguire in toto i principi della propaganda fascista, anche se poi, trasformerà la contrapposizione presente in quest’opera tra l’immagine femminile tragica e sofferente della donna araba e quella della donna occidentale, superficiale e occupata in una vita mondana vuota e deludente, in altro, nell’incontro cosiddetto educativo e portatore di civiltà, in un’ottica apertamente razzista, anche se attenuata dal trasporto patriottico e da una certa ingenuità politica. Nonostante un intenso ed esibito patriottismo, infatti, nelle sue opere, ricorrono motivi legati ad una visione enfatica dell’esperienza coloniale italiana, oltre ai noti temi della Roma imperiale e della missione da compiere, agli appelli rivolti alle giovani generazioni, uniche in grado di realizzare nel presente i grandi esempi del passato e trasformare l’Italia in una grande potenza internazionale. In un’ottica che si fa sempre più apertamente razzista, l’altro diventa lo straniero da redimere o da sconfiggere : la razza è « l’abisso che nulla può colmare », un evidente segno di distanza e di negazione. Così ad un mondo selvaggio e poco conosciuto fa da contraltare l’eleganza, la cultura e l’atteggiamento « buono » e « compassionevole » della donna occidentale – madre, italiana e fascista – « degna compagna del pioniere » in passato e ora ancella dell’avventura espansionistica italiana. Con un obiettivo principalmente politico-propagandistico, il mondo femminile è posto al centro di una elaborazione tematica, per cui viene sempre più spesso accostato a quello delle giovani generazioni, le quali nel contempo dovevano essere preparate ai più grandi sacrifici che di lì a poco sarebbero stati necessari per fronteggiare la guerra d’Etiopia prima, e la seconda guerra mondiale poi :

L’accentuato nazionalismo del fascismo contrastava con il ruolo tutto sommato marginale giocato di fatto dall’Italia rispetto alle grandi questioni della pace e della guerra in Europa. Per reagire a tale imbarazzante situazione in cui il maestro e l’anticipatore (Mussolini) rischiava di essere emarginato dall’allievo (Hitler), l’Italia fascista ebbe sempre maggiormente bisogno di un importante e rapido successo in politica estera. L’Etiopia sembrava quindi perfetta allo scopo [10].

8. In Esotica, sono poi estremamente significativi gli articoli nei quali si descrive e si enfatizza il progetto che dominerà la stampa coloniale di questi anni, quello che implica la creazione e la diffusione della letteratura coloniale italiana e la costituzione di un nuovo genere : « il romanzo coloniale ». Si cerca cioè, nella letteratura, la risposta ad una diffusa crisi identitaria che l’Italia attraversava in quegli anni :

È una letteratura coloniale artistica che manca completamente. Né si comprende come potremmo averla. La letteratura è in qualsiasi campo la testimonianza che l’attività nazionale ha, in quel campo, toccata la maturità. Noi non abbiamo ancora raggiunto la maturità coloniale. Come si potrebbe avere una scuola di romanzieri e novellieri africanisti, se africanista il Paese non è, se in ogni espressione ad attuazione coloniale lo Stato ancora precede la Nazione [...] ? È fuor di dubbio che noi abbiamo scrittori coloniali. Ma essi non scrivono romanzi [11].

9. Ne L’Oltremare, nell’ambito di tale dibattito, si possono leggere gli articoli di Benso Becca, Mario Pozzi, Osvaldo Guida e Mario Palieri sulla letteratura coloniale (giornalisti poco conosciuti, ma con il merito di aver messo a fuoco la questione). Da tale materiale emergono chiaramente le diverse fasi della querelle sulla letteratura coloniale, che impegna scrittori e giornalisti, storici e uomini politici, fino ad acquisire i toni propri della propaganda, in linea con i provvedimenti del regime. Numerosi sono naturalmente i brani tratti da resoconti di viaggio, testimonianze ancora molto influenzate da quel gusto dell’esotico tanto criticato e fuggito nelle dichiarazioni programmatiche, ma in realtà ancora così presente nei testi.

10. Le questioni affrontate sulla rivista sono, senza dubbio, molto varie : dallo spazio dedicato a racconti e resoconti di viaggio ad articoli sull’archeologia e sulla pittura in colonia, sulla vita militare (si vedano quelli di Aldo Valori), analisi di carattere storico-geografico, interventi sulla legislazione coloniale, sulla scuola in colonia, scritti politici tra cui numerosi relativi al rapporto dell’Italia con le altre potenze coloniali europee, e alcuni su quello tra Italia e Francia. Nell’articolo, intitolato « I problemi dell’espansione italiana ed i rapporti italo-francesi » [12], Corrado Masi affronta alcune importanti questioni tra cui quella della cittadinanza degli italiani di Tunisia, dei confini libici, di una eventuale revisione dei mandati.

11. L’anno dopo, sempre a tale proposito, Roberto Cantalupo, direttore della rivista, scrive su questo tema l’articolo di fondo intitolato « Francia e Italia nel Nord-Africa : il nostro diritto » [13] nel quale individua tre problemi : la definizione dei confini meridionali della Libia, le convenzioni per gli italiani in Tunisia e il rispetto dei « compensi coloniali » italiani.

12. Tra le recensioni, la maggior parte sono riguardanti testi di carattere storico oppure diari di viaggio, a parte qualche eccezione. È possibile citare tra queste, la recensione [14] del volume di Ludovico Nesbitt La Dankalia esplorata oppure, in tutt’altro ambito, quelle curate da Ernesto Cucinotta, Segretario Generale dell’I. C. F., sulla legislazione coloniale.

13. Particolarmente interessante è la rubrica firmata « p. b. » (probabilmente la sigla corrisponde al nome di Piero Bernasconi, collaboratore stabile della rivista) dedicata, nel 1934, alle Segnalazioni bibliografiche : qui si trova la recensione [15] del volume di Dario Lischi (Darioski), Viaggio di un cronista fascista in Cirenaica, dove peraltro viene indicato Ferdinando Martini come autore « coloniale » da prendere a modello. Seguono nei mesi successivi la recensione [16] del libro di Vittorio Tedesco Zammarano, Azanagò non pianse e quella [17] del volume di Arnaldo Cipolla, Al lago Ciad. Lungo le vie atlantiche della Libia.

14. Non a caso, un’altra tipologia di articoli a trovarsi ben rappresentata, oltre alle rievocazioni storiche, ai resoconti e alle recensioni, è quella dei ritratti : dagli esploratori ai missionari di fine Ottocento e inizio secolo, ai governatori, generali, giornalisti, perfino scultori o pittori, che contribuirono alla causa coloniale con il loro valoroso esempio. Si modifica, tramite tali figure, il prototipo di « eroe moderno » :

Negli anni grigi della nostra passione coloniale, quando il Governo italiano, tutto preso dai mille problemi di carattere economico, finanziario, politico e legislativo sortì subito dopo la tanta sospirata unificazione non pensava ancora lontanamente all’Affrica e tanto meno ad eventuali sviluppi commerciali e di dominio in quel continente che allora incominciava ad aprirsi alla civiltà europea ; e pochi veggenti e sognatori avanzavano consigli e pavidi incitamenti perché l’Italia non rimanesse ultima e indifferente nella gara dell’espansione e dell’influenza commerciale e politica ; quando una schiera di « avventurieri » e di « diseredati » – così allora chiamavano i nostri primi pionieri affricani – percorreva, spinta da amore di scienza e di patria, le contrade del mondo, che secoli prima avevano visto 1’ansia e la volontà indomita dei figli di Venezia e di Genova e 1’ardore religioso e umanitario dei missionari ; sorgeva in Milano, centro propulsore, ieri come oggi, di ogni iniziativa di carattere nazionale e patriottico un periodico coloniale, il primo del genere in Italia, con un programma di fervida battaglia, ch’era per tutti, Governo e popolo, un incitamento ad operare ed a guardare a l’Affrica come alla terra del nostro avvenire. […]
Dopo tanto cammino percorso da quei giorni lontani, ricordiamo oggi con venerazione e riconoscenza questi coraggiosi pionieri del giornalismo coloniale italiano [18].

15. Gli scrittori e i giornalisti coloniali contribuiscono, cioè, all’elaborazione di una nuova figura autoriale : viaggiatore, sperimentatore, in cerca di nuove esperienze lontano dallo « statico » e « volgare » Occidente, lo scrittore, spesso scrittore-giornalista, vive l’avventura oltremare in colonia come metafora di un nuovo modo di sentire la scrittura che sfida il canone della tradizione e ne rappresenta l’altra metà, l’altra faccia.

16. L’Azione coloniale [19] (1931-1945), diretto da Marco Pomilio, inizia le pubblicazioni il 15 gennaio del 1931, dal 1932 settimanale dell’Istituto fascista dell’Africa italiana, è in questi anni uno dei periodici coloniali più attivi nella propaganda e nella divulgazione di notizie, da quelle politico-militari a quelle storico-culturali, economiche e letterarie, riguardanti il mondo coloniale e le tappe dell’espansione italiana nelle terre d’oltremare. Tra i redattori figurano alcune importanti firme : Vittorio Gorresio, Ruggero Orlando, Sandro Sandri e, in seguito, Giovanni Mosca e Vittorio Metz. Sono presenti, poi, spazi diversificati, molti dei quali letterari, da quello che occupa la terza, Arte, cultura, turismo, in seguito ribattezzato Arte, cultura, propaganda e poi, nuovamente, Specola d’arte e cultura a I Libri recenti, alla rassegna curata da Pellegrineschi I Libri coloniali del Fascismo.

17. Per ripercorrere la storia della rivista, è necessario iniziare dagli interventi scritti in occasione del « Referendum sulla letteratura coloniale » [20], indetto prima nel 1931 (in occasione del quale intervengono importanti intellettuali e scrittori italiani, tra i quali Filippo Tommaso Marinetti, Massimo Bontempelli, Corrado Pavolini, Alfredo Panzini, Arnaldo Cipolla, Maria Luisa Fiumi, Clarice Tartufari) :

Esiste oggi tale letteratura ? Come corrisponde essa alle sue funzioni educatrici. Quale ne è il valore ? Per iniziare degnamente la trattazione di tale problema L’Azione coloniale bandisce un referendum fra tutti i letterati ed i colonialisti italiani, allo scopo di conoscere il pensiero della più autorevole intellettualità contemporanea in merito all’esistenza ed ai caratteri della nostra letteratura coloniale che tante polemiche e così numerose trattazioni ha in questi ultimi tempi suscitato sulla stampa quotidiana e periodica [21].

18. Nel corso del referendum si afferma, da una parte l’idea di una letteratura coloniale come sfida alla tradizione, dall’altra la difficoltà estrema di definire i caratteri di una produzione di fatto ancora a venire. Marinetti il 15 gennaio del 1931 scrive : « Sarebbe desiderabile che la letteratura coloniale italiana diventasse sempre più futurista ; si liberasse cioè dai fronzoli sentimentali e romantici […] per divenire più rappresentativa, più virile, più degna della nostra razza proiettata dal Fascismo verso un sempre più vasto Impero coloniale » [22]. Mentre Bontempelli si mostra scettico sul valore della letteratura coloniale, altri autori, tra cui Cipolla, si dichiarano più aperti e fiduciosi :

Il carattere della letteratura coloniale italiana è la sincerità, il sentimento di profonda simpatia per i popoli cosiddetti inferiori, la loro completa comprensione, l’appassionato rammarico di esser giunti noi italiani in ritardo nell’arringo coloniale, mentre abbiamo tutte le qualità di perfetti colonizzatori, un sentimento assai più penetrante di quello dei francesi e degli inglesi, la volontà immodificata ed immodificabile che si traduce in certezza di riuscire un giorno a correggere le ingiustizie coloniali del presente assetto africano ed asiatico ed infine il proposito, dimostrato dalla trattazione di ogni argomento coloniale e in ogni terra coloniale, di espanderci. La più gran parte della nostra letteratura coloniale riguarda l’Africa, ma non bisogna dimenticare che possiamo annoverare eccellenti scrittori che si dedicarono, anzi furono i pionieri, delle « terre nuove » più inaccessibili [23].

19. Un nuovo referendum nel 1933 sarà rivolto agli editori, allo scopo di verificare il rapporto tra editoria italiana e colonie. Anche se, in generale, la grande industria editoriale trascurò perfino di rispondere al questionario, come fa notare Giovanna Tomasello in L’Africa tra mito e realtà  :

In generale la grande industria editoriale trascurò perfino di rispondere al questionario, e ciò non tanto per consapevole ostruzionismo, quanto per palese disinteresse verso la materia oggetto del referendum. […] La sola eccezione al coro, pressoché unanime, di rilievi sulla scarsa attenzione del grande pubblico alla letteratura coloniale fu, in tale occasione rappresentata da Fortunato Cacopardo, titolare di una casa editrice tripolina [24].

20. La rivista, che presenta il taglio tipico del quotidiano e un’impostazione dichiaratamente filogovernativa, offre spunti interessanti, non solo per ciò che riguarda le numerose recensioni, ma anche per articoli, interventi e brani di opere proposte e poi successivamente uscite in volume. La stampa, sin dal 1925, come è noto, si rivela al completo servizio della propaganda fascista ; nel 1931, pochi anni dopo, viene pubblicata in terza pagina su « L’Azione coloniale » la relazione [25] tenuta da Pomilio al Congresso Internazionale della Stampa italiana a Parigi. Con il fascismo, secondo il direttore del settimanale, si è finalmente realizzata la « penetrazione dell’idea coloniale nelle masse del nostro popolo ». Ciò ha portato alla nascita di giornali come Il popolo d’Italia, Il Tevere, L’Impero, Il popolo di Sicilia e alla creazione di speciali pagine coloniali come su Le Temps (ora presenti anche in Libro e moschetto e L’Italia giovane). La tradizione del quotidiano coloniale – scrive Pomilio – già inaugurata da L’Idea Coloniale, si sta ora consolidando. L’Azione coloniale ne è un esempio, il « giornale tipo di propaganda coloniale in Italia ». Pomilio passa poi a descrivere la nascita e la struttura del settimanale, il quale presenta, in prima pagina, i grandi problemi dell’attività coloniale ; in seconda, i materiali informativi inerenti alle colonie italiane ; in terza, tutto ciò che riguarda la cultura :

essa serve egregiamente agli scopi di propaganda che il giornale si propone giacché attira attraverso gradevoli trattazioni di letteratura o d’arte gli spiriti ancora ignari della colonia verso quest’ultima [26].

21. In quarta pagina vengono analizzati i problemi inerenti alle colonie straniere e compare una rubrica dedicata alle attività, alle esigenze e alle realizzazioni degli italiani all’estero. La quinta, invece, riguarda problemi di finanza ed economia. Infine, in sesta si affrontano le questioni più tecniche che coinvolgono la scienza del progresso in colonia. Pomilio sottolinea con forza l’importanza della propaganda : al primo posto – sostiene – vi è la questione dei giovani e degli studi universitari. E, a questo proposito, illustra il progetto di un supplemento mensile dedicato agli studenti universitari. Si ribadisce, inoltre, il ruolo determinante della letteratura.

22. Negli stessi anni, un’attenzione particolare viene poi riservata alla Libia, più vicina geograficamente, e già mèta di un’emigrazione fortemente voluta : Mario Pozzi, nel settembre del 1931, scrive l’articolo dal titolo « La Tendopoli goliardica in Cirenaica » [27], il mese successivo esce il pezzo di Emilio De Bono, « I giovani in colonia » [28], già in parte pubblicato su Gioventù Fascista e, nel numero seguente, quello di Vittorio Gorresio, inviato speciale del settimanale a Tripoli, intitolato « I Giovani Fascisti di Messina a Tripoli » [29], che dà inizio ad una serie di corrispondenze sul tema dei giovani in colonia [30].

23. Ne L’Azione coloniale emergono, dunque, con decisione questioni centrali del dibattito letterario di carattere coloniale che prosegue in questi anni : il romanzo viene a sostituirsi al reportage di viaggio come genere eletto per la cosiddetta nuova letteratura coloniale italiana, il rapporto tra il concetto di modernità e colonialismo si fa più stretto, il ruolo del pubblico via via più centrale apre nuovi scenari negli anni che precedono il conflitto in Etiopia e poi la seconda guerra mondiale. Senza dubbio, la vocazione realistica, la duttilità polifunzionale e pluristilistica, tipiche del romanzo lo hanno reso, in epoca moderna e contemporanea, il genere della realtà, il genere, cioè, potenzialmente più adatto a rappresentare la complessità del reale e ancor di più quella di un paese lontano. Se il genere indicato è il romanzo, i modelli sono più incerti. Da una parte, si fa continuo ricorso alla tradizione passata – dai primi pionieri, esploratori, viaggiatori ai padri della tradizione – dall’altra, però, si guarda anche ad un contesto europeo, inglese e francese in particolare. Anche sul versante politico, l’attenzione è rivolta ai rapporti con le altre potenze coloniali, Francia e Inghilterra soprattutto, per l’acquisizione di una identità coloniale riconosciuta a livello europeo : si segnalano, tra gli altri, due articoli, quello di Mario Pigli, « Il riavvicinamento franco-italiano » [31], e quello di D’Agostino Orsini, « Italia e Francia » [32]. Ne L’Azione coloniale, si ricordano poi gli articoli di Vittorio Gorresio [33], redattore e inviato speciale della rivista (in Tunisia, Libia, Rodi, Marocco ; tiene la rubrica Stampa estera a partire dal 1 marzo del 1931, dal gennaio del 1934 con lo pseudonimo di Vigor) e di Sandro Sandri, direttore de La Cirenaica [34] – rivista che nasce a Bengasi nel 1929 e di cui Sandri sarà direttore fino al 1° aprile del 1933 –, inviato speciale del Popolo d’Italia, nonché collaboratore de L’Azione coloniale.

24. Lo spoglio e l’analisi di un altro periodico, L’Almanacco della donna italiana [35] (1920-1943) ha permesso, poi, di riservare una particolare attenzione al fenomeno coloniale anche secondo un’ottica di genere, questione suggerita dalla ricorrenza del tema della donna in colonia nella stampa di quegli anni – come in parte si è detto a proposito della figura di Perricone Violà – e da significativi approfondimenti in ambito storiografico [36] e in quello relativo ai cultural studies. L’Almanacco, destinato ad un pubblico di lettrici borghesi, nelle diverse annate tratta, per la prima fase, temi politici e sociali relativi alle aspirazioni professionali e culturali delle donne con rassegne dedicate ai loro movimenti, con una particolare attenzione riservata a temi di carattere artistico e letterario. Nella seconda fase – 1936-1938 – la nuova direzione introduce modifiche nel formato, nella grafica e nell’impaginazione adeguandole allo stile littorio ; ormai vicina al regime, la rivista mantiene tuttavia una certa autonomia relativamente ai temi letterari e alla questione femminile. Il terzo e ultimo periodo – dal 1939 al 1943 – è caratterizzato da una struttura editoriale più agile : diminuisce lo spazio dedicato alle questioni politiche, mentre sempre più ampio diviene quello dedicato a temi e collaborazioni letterarie. Qui si trovano, soprattutto negli anni dell’impresa etiopica, articoli che affrontano la questione : da quello di Mercedes Astuto intitolato « La donna italiana e le nostre colonie » (1934) a « La donna e l’Impero » (1937) di Amedeo Fani, dove compare l’idea, ricorrente in molti altri scritti, dell’impero fascista come « impero di popolo » in grado di rinnovare col valore e col sangue di tanti suoi figli « le grandezze di Roma immortale », all’intervento di Maria Luisa Astaldi, dal titolo « La posizione della donna nel regime fascista » (1937) :

Il Fascismo che vede nella denatalità la minaccia più grave alla civiltà occidentale e nell’aumento delle nascite il presupposto e la logica giustificazione dell’impero, annovera tra i suoi scopi essenziali quelli della salute e del miglioramento della razza, si preoccupa di tutelare e proteggere la donna madre e la incoraggia soltanto a quei lavori che non ne pregiudichino la fecondità né la distolgano dal nucleo famigliare [37].

25. In campo giornalistico, ma anche culturale, è necessario sottolineare come saranno gli anni dell’impresa etiopica a segnare una tappa fondamentale nella storia coloniale italiana, momento in cui il sistema propagandistico del fascismo conoscerà la massima affermazione e insieme la definitiva crisi :

Dalla mobilitazione fino alla conquista dell’impero si intesse così una fitta trama tra realtà e rappresentazione per dar vita a un’epica della guerra e della conquista a vantaggio dell’immagine del regime. […] L’invasione dell’Etiopia per questo si configura come un momento determinante in un percorso di propaganda che si propone di approdare alla creazione di un nuovo italiano. […] Il regime mira non solo al controllo e alla censura dell’informazione, azioni già praticate negli anni precedenti, ma punta, in positivo, a creare una nuova realtà, agendo sul piano della propaganda politica. A partire dalla guerra d’Etiopia i messaggi di giornali, riviste, radio, fiction, sono coordinati per fornire agli italiani un’immagine univoca e ufficiale della cultura e della politica del regime [38].

III. Giornalismo in guerra : il conflitto etiopico

26. L’impresa etiopica, « guerra nazionale, moderna e di massa » [39], avrà un grande peso nell’immaginario collettivo e nelle sorti italiane, sia per le ingenti perdite sia per il valore di svolta cruenta, che porterà nel giro di pochi anni ad una delle più grandi catastrofi della modernità, la seconda guerra mondiale :

La guerra inflisse un costo ed un rallentamento allo sforzo di riarmo che pure il regime fascista stava portando avanti. Il conflitto italoetiopico illuse le forze armate del fascismo circa la propria preparazione : la vittoria era stata conseguita su un debole nemico africano, e poche lezioni avrebbero potuto essere tratte da quella guerra africana per essere immediatamente trasferibili in una guerra europea [40].

27. Sulle pagine de L’Azione coloniale l’impresa viene definita come espressione « decisa e genuina di una volontà popolare » [41] ; alla vecchia Europa, statica e logora, viene contrapposta l’Italia fascista, dinamica e pronta all’attacco. Giornalismo e letteratura sono di nuovo uniti dall’arduo compito di rispecchiare l’immagine che dell’Italia il regime proponeva sulla base di una produzione che fosse popolare e di massa, innovativa e nazionale :

Proprio a seguito della conquista dell’Etiopia […] si aprirono gli anni della più pericolosa delle illusioni : la forgiatura degli italiani e dell’Italia in uno Stato totalitario come arma da guerra del regime.
Se è vero che ogni memoria risente delle condizioni in cui essa si forma, quella della guerra d’Etiopia non poteva non essere toccata dal tentativo totalitario del regime. Come in ogni processo di memoria, le esperienze vissute producono tracce mnestiche che devono essere organizzate. Il regime, oltre a quanto già fatto durante la guerra, fornì l’ambiente per la codifica dei ricordi [42].

28. Ma la letteratura, se escludiamo il Teneo te Africa di d’Annunzio e il Poema africano della Divisione XXVIII ottobre di Marinetti, non risponderà alle richieste della propaganda con il romanzo coloniale tanto atteso. Vengono, in entrambi i casi, recuperati temi e modalità espressive della stagione precedente ed elaborati in opere che, senza dubbio, hanno come punto di forza l’alto potere evocativo rispetto ad un passato glorioso e ad una tradizione alle spalle a cui si fa continuo ricorso. In d’Annunzio, questa tecnica interessa ovviamente le Canzoni delle gesta d’Oltremare e, ancor prima, la tragedia Più che l’amore ; in Marinetti, l’astro fulgente al quale tornare è, senza dubbio, il Futurismo, esperienza però ormai consumata e incapace di futuri sviluppi.

29. È il giornalismo, invece, ad occupare la scena, con un ruolo sempre più importante e decisivo. Gli interventi sull’Etiopia – dalla storia del Paese, agli usi e i costumi, a note di carattere linguistico, politico e culturale –, tra la fine degli anni venti e l’inizio degli anni trenta occupano le pagine delle riviste italiane, nel corso del 1931, però, si fanno improvvisamente meno numerosi, a causa probabilmente dello spazio riservato al primo congresso di studi coloniali tenutosi a Firenze per iniziativa dell’Istituto Coloniale Fascista e alla grande Esposizione coloniale di Parigi.

30. Si riflette sulle sorti dell’Italia come giovane potenza coloniale : compare il concetto di « solidarietà europea » [43], la necessità, cioè, di un’unione del mondo europeo da contrapporsi a quello inferiore e minaccioso dei popoli colonizzati :

In aprile ha luogo la Conferenza di Stresa tra Italia, Francia e Inghilterra che riafferma la solidarietà tra queste Potenze e, con l’assicurazione dell’indipendenza e dell’integrità dell’Austria, sembra togliere di mezzo una delle maggiori cause dell’inquietudine europea. Pero, poco dopo, mentre l’Etiopia si fa sempre più aggressiva contro di noi, costringendoci ad adottare altre misure difensive come la mobilitazione della Divisione « Sabauda » e di due Divisioni di Camicie Nere, 1’Inghilterra rompe il fronte di Stresa con l’accordo navale anglo-germanico, senza che il Governo di Londra abbia precedentemente consultato 1’Italia né la Francia e attentando specialmente alla sicurezza di quest’ultima Nazione [44].

31. Il rapporto con l’Altro [45] acquista una maggiore complessità e aggressività : l’incontro europeo-indigeno è sempre più caratterizzato da immagini contraddittorie, che oscillano dal fascino per un mondo lontano al senso di una minaccia da piegare con la forza. Si parla di « capacità assimilatrice » [46] per indicare il rapporto Madre Patria-Colonie, riservando, anche a livello istituzionale, notevole spazio ai problemi relativi all’espansione coloniale (si pensi che il 1931 è inoltre l’anno della I Mostra d’Arte coloniale, inaugurata dal Duce, e quello in cui l’Italia prenderà parte al Congresso Internazionale della Stampa Coloniale tenutosi a Parigi nell’ottobre con ben sette rappresentanti [47]).

32. Dal 1932 in poi, è possibile seguire, soprattutto sulle pagine de L’Azione coloniale (ma si potrebbe aggiungere anche la Rivista delle colonie), le diverse fasi di preparazione del conflitto che Mussolini stava mettendo a punto per l’impresa in Etiopia, contro l’unico possibile avversario che si credeva, a torto, facile e veloce da sconfiggere. L’Etiopia di Hailé Selassié – sovrano che, come scrive Angelo Del Boca, si troverà « solo contro il fascismo » – rappresentava l’occasione concreta per rendere l’Italia il Paese che ancora non era a livello internazionale, forte tra i forti, finalmente degna del suo ruolo di grande potenza fascista :

Il 3 ottobre dell’anno XIII, il Quadrumviro Emilio De Bono, apriva alla Nazione le vie dell’Impero, annunziando che le truppe italiane avevano sorpassato il torrente Mareb, affluente del Gascsetit, cioè la torrida spaccatura che per 39 anni segnò frontiera fra la colonia Eritrea ed il Tigrai.
Cosicché il grido lanciato da Benito Mussolini dinanzi agli italiani del Regno e agli italiani d’oltre i monti e i mari della Patria : « con l’Etiopia abbiamo pazientato quaranta anni. Ora basta ! », riceveva attuazione immediata. Il Mareb, l’ostacolo che aveva atrocemente ed ingiustamente deluso otto lustri prima l’Italia, era superato. E lo spirito dei morti della guerra del 1895-1896 all’Alagi, a Macallè, ad Abba Garima ; i martiri della Dancalia, i pionieri della Somalia, esultavano [48].

33. Luigi Barzini jr., Achille Benedetti, Arnaldo Cipolla, Vittorio Gorresio sono solo alcuni dei nomi che affollano le pagine dei principali quotidiani e periodici italiani per fare della guerra un racconto, una narrazione articolata e documentata tramite corrispondenze che fotografano i fatti salienti della guerra. Dallo scoppio della guerra in poi, si moltiplicano gli articoli che descrivono le operazioni militari, i toni si fanno più gravi, e torna particolarmente in auge il riferimento all’Impero di Roma, prova “inconfutabile” della legittimità dell’impresa.

34. Nonostante ciò, non si può dimenticare che la guerra, preparata e strumentalizzata in nome della propaganda fascista, si rivelerà, come sostiene Del Boca, « il prologo alla più grande carneficina della seconda guerra mondiale », uno degli eventi che invece di portare l’Italia al pari delle altre potenze, verso quella nuova frontiera sul modello del West americano, rappresenterà il brusco risveglio di una intera generazione che in qualche modo aveva creduto nella trappola tesa dal Duce :

Se la nostra spedizione avrà successo, diventerà leggendaria tra gli ascari. Il generale Mariotti e i suoi uomini stanno facendo dell’epica, ma, come tutti gli uomini di azione, non ne parlano, non esprimono speranze, preoccupazioni, progetti. La grande avventura si spezzetta e si scioglie nei particolari amministrativi, le casse di talleri per i dancali, i fucili, le munizioni, i cammelli da comprare, i sacchi di vettovaglie che devono durarci per cinque giorni, dopo che avremo abbandonato la carovana di autocarri [49].

35. Cesco Tomaselli, in un articolo del novembre 1935, descrive i giovani soldati, la loro attesa e le loro speranze di vivere una « grande avventura », qualcosa che resti e che soprattutto trasformi la quotidianità e la stanchezza della vita di sempre in un’impresa memorabile :

Ma a bordo di questa nave da crociera, che sull’albero di trinchetto spiega l’azzurro gagliardetto reale, tutto acquista rilievo dalle circostanze. Partire per l’Africa Orientale è per questi soldati uguali in tutto a quelli che li hanno preceduti e li seguiranno, cominciare a vivere nell’indimenticabile. Sembrano stupiti essi stessi d’essersi sciolti con tanta disinvoltura dalla vita di ieri, dai congiunti salutanti alla stazione o visti dal piroscafo sventolare l’immancabile fazzoletto, dalle occupazioni che formavano la base della loro esistenza. In mezzo al mare, in un’ora propizia ai rimpianti sottili, non vedi sulle loro facce altra espressione che non sia quella del buonumore e della salute [50].

36. L’anno successivo alla fine del conflitto etiopico, Mario Appelius [51] pubblica un’opera a questo dedicata, Il crollo dell’Impero dei Negus. Inviato in Etiopia, diventa direttore del Corriere dell’Impero eritreo, testata con la quale collabora anche Montanelli, il quale con parole taglienti, ma illuminanti, così descrive il collega più anziano : « Appelius apparteneva a quella genìa di giornalisti per i quali la verità è l’ultima delle preoccupazioni. Passava per un grande viaggiatore in un’epoca (anni venti e trenta) in cui la gente viaggiava poco e poco sapeva del mondo lontano » [52]. Risale proprio all’impresa etiopica la nota inimicizia tra i due, divisi da un’idea di giornalismo del tutto opposta. Se Appelius, « il giornalista-viaggiatore » è completamente inquadrato nel Regime e vicino a Mussolini, Montanelli, più giovane e « fuori e al di là di ogni schieramento », scrive :

Sono letterato. E, a parte il brutto e il meschino di questa parola, il mio mestiere m’innamora. Mi sono sforzato tanti anni, per compiacere a qualcuno o a qualcosa, di tradire questo mio istinto. Ma non ce l’ho fatta. E non ce la fo nemmeno ora, soldato in Africa, in piena guerra. Mi costa, questo mestiere, mi costa, di sonno e di fatica. Ma non lo dico per presentare il conto. E a chi, poi ? Lo dico per un fenomeno di narcisismo : perché mi garba contemplarmi in questo gesto di fedeltà al mio mestiere, che poi vuol dire fedeltà a me stesso. Rubo al sonno la mezz’ora di sosta per tornire la frase, per polire la parola e renderla densa ; mi trascino dietro, fra il bagaglio ridotto al minimo per esigenze di guerra, un manoscritto ingombrante. E tutto son pronto a sacrificare fuorché questo. Diro di più : sono in Africa anche per ragioni letterarie : non a cercar « colore », ma a cercarvi una coscienza di uomo [53].

37. Il termine « coscienza » non può che richiamare il dibattito degli anni venti e trenta sull’esistenza della letteratura coloniale e sulla necessità del diffondersi di una « coscienza coloniale » : qui si è di fronte al venir meno di quelle altisonanti premesse e all’affermarsi di un nuovo scenario storico-letterario che vede il giornalismo e la letteratura percorrere la stessa strada.

38. Negli anni che seguono il conflitto etiopico, il dibattito sulla letteratura e sul giornalismo coloniale, conosce una nuova stagione segnata dal prevalere di nuove consapevolezze e dalla graduale demolizione di un mito, quello dell’Impero. Sul fronte più specificamente letterario, vengono meno le eroiche premesse degli anni venti e trenta : l’Africa si afferma, nell’immaginario italiano, non solo come racconto, ma soprattutto come « contro-racconto », l’occasione concreta per riscrivere la storia, non più « in campo », ma a distanza di tempo, « fuori campo », a partire da una prospettiva nuova, che fa della volontà d’analisi l’elemento essenziale :

Che cosa ricordo, oggi, di quei sette mesi d’Africa, che cosa torna alla mente di quelle tre stagioni di vita africana ? Di così varia terra veduta, di molti avvenimenti di guerra e di fatica ; le notti senza sonno, i giorni senza ombra, e la turbinante sabbia rossa del Tembien, le pietraie del Tigrai, il bel verde di Dessié ; di tutto ciò che cosa viene ancora davanti ai miei occhi ?
Dei moltissimi volti veduti, anonimi o conosciuti, devo ricordare quello del ferito all’ospedaletto di Axum, ferito gravemente e nemmeno sapeva di dover morire prima che la notte finisse, così sereno che, quando moveva gli occhi, pareva tornare alla vita soltanto per un attimo ; oppure quello del soldato che spaccava pietre sulla strada di Quoram e mi disse, dicendo come fanno i ragazzi smaliziati, se gli davo una sigaretta [54] ?

39. Se per d’Annunzio e Marinetti si può ancora considerare stretto il nesso tra politica e letteratura, per l’opera africana di Montanelli, XX Battaglione eritreo, il discorso è completamente differente. Comincia ad affermarsi una sorta di « controcanto », che troverà piena espressione in opere successive come Tempo di uccidere di Ennio Flaiano, Guerra in camicia nera di Giuseppe Berto o Settimana nera di Enrico Emanuelli. La guerra d’Etiopia segna anche in letteratura un forte discrimine tra una produzione dominata, o comunque condizionata, dalla propaganda ed una più eterogenea, ma libera dal « bavaglio » fascista.

40. Oggi, è necessario, sia in campo letterario che giornalistico, in Italia in modo particolare, non solo leggere, ma soprattutto « rileggere » questo fondamentale snodo storico, perché si possa parlare di una memoria comune, condivisa ed europea.

Monica Venturini

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Notes

[1] Esotica. Mensile di Letteratura e valorizzazione coloniale. Cronache d’arte e di vita (1926-1927). Mensile diretto da Mario dei Gaslini. Dal 1928 viene assorbito ne L’Oltremare insieme alle riviste : il settimanale Italia Coloniale, il mensile Rivista delle Colonie d’Oriente e il bimestrale Rivista Coloniale. La Rivista si proponeva l’obiettivo di essere « incitatrice e seminatrice di fede » e di creare « l’araldica degli scrittori coloniali ». Nonostante questo, però, la sua avventura dura poco a causa dell’impossibilità di combinare in modo efficace propaganda e intrattenimento, manifesto e creatività letteraria.

[2] M. dei Gaslini, Piccolo amore beduino, Milano, L’Eroica, 1926, p. 11 : « La donna araba è una prigioniera silenziosa che non ha armi per i suoi amori ; può essere rapita dal primo uomo : può essere vinta dal primo sogno : ma sa chiudersi nel suo silenzio e nascondersi così, poveramente, come in un gran mantello o in un gran dolore : che importa la realtà per chi nell’anima ha una vita tutta per sé ? Anche al dolore la donna dice sommessamente di sì, perché il suo destino di regina imprigionata è ancora questo : essere un’anima piccola che obbedisce timidamente : null’altro ».

[3] M. dei Gaslini, « Nuova araldica coloniale », Esotica, I/2, 15 novembre 1926, p. 4. L’articolo si può leggere ora in Fuori campo. Letteratura e giornalismo nell’Italia coloniale 1920-1940, a cura di M. Venturini, Perugia, Morlacchi, 2013, p. 99-101.

[4] Ibidem.

[5] A. Perricone Violà, « Anime beduine nella leggenda e nella vita », Esotica, 1, 15 ottobre, 1926, p. 48-49. Ora in Fuori campo. Letteratura e giornalismo nell’Italia coloniale 1920-1940, op. cit., p. 215-221.

[6] A. Perricone Violà, « La terra delle solitudini », Esotica, 3, 15 dicembre 1926, p. 31-32. Ora in Fuori campo. Letteratura e giornalismo nell’Italia coloniale 1920-1940, op. cit., p. 121-124.

[7] L’Oltremare (1927-1934). Mensile dell’Istituto Coloniale fascista, deriva dalla fusione della Rivista coloniale (1906-1927). Poi sarà assorbito da : Rivista delle colonie : rassegna dei possedimenti italiani e stranieri d’oltremare con il nuovo titolo Rivista delle colonie. L’oltremare (1935-1943). Il Direttore è Roberto Cantalupo, sottosegretario al Ministero delle Colonie, nel 1934 diventa direttore Camillo Manfroni. L’indice di ogni anno è diviso in : Articoli di fondo, I Problemi, Gli Avvenimenti, Cultura ed arte, Gli Uomini (le due sezioni I Problemi e Gli Avvenimenti saranno unite in un’unica sezione, Avvenimenti e problemi e l’ultima sarà sostituita con Note ed articoli vari). Nel primo numero de L’Oltremare (1927) vengono individuati 5 obiettivi pratici della rivista : 1) Sfruttare con maggiore rapidità e intensità le Colonie già possedute. 2) Prendere posizione con i commerci, l’impiego di capitali, la partecipazione della mano d’opera ed il concorso ad ogni genere di attività economica nell’Africa altrui e nell’Oriente « bisognoso di svilupparsi ». 3) Realizzare ogni mezzo per rendere più moderna, più ricca, più elastica e più poderosa l’attrezzatura economica, tecnica, portuaria, commerciale, agricola, bancaria e fondiaria dei Possedimenti coloniali. 4) Sviluppare in tutto il Bacino una politica Islamica. 5) Favorire lo sviluppo di una letteratura « esotica », dal momento che « una politica coloniale che non veda fiorire accanto a sé una letteratura d’arte sarà sempre incompleta ».

[8] A. Perricone Violà, « Donne in colonia », L’Oltremare, III/2, febbraio 1929, p. 87-88. L’articolo, in parte variato, ma non nelle sue linee essenziali, viene pubblicato nuovamente, con lo stesso titolo, su L’Azione Coloniale, V/ 14, 4 aprile 1935, p. 3. Ora in Fuori campo. Letteratura e giornalismo nell’Italia coloniale 1920-1940, op. cit., p. 227-232.

[9] G. Stefani, Colonia per maschi. Italiani in Africa Orientale : una storia di genere, prefazione di L. Passerini, Verona, Ombre corte, 2007, p. 64.

[10] N. Labanca, Una guerra per l’impero. Memorie della campagna d’Etiopia 1935-36, Bologna, Il Mulino, 2005, p. 22.

[11] L’Oltremare, « Appello », L’Oltremare, I/1, novembre 1927, p. 8.

[12] C. Masi, « I problemi dell’espansione italiana ed i rapporti italo-francesi », L’Oltremare, II/3, marzo 1928, p. 107-109.

[13] R. Cantalupo, « Francia e Italia nel Nord-Africa : il nostro diritto », L’Oltremare, III/8, agosto 1929, p. 331-332.

[14] A. Nigra, « Nesbitt, Pastori e Rosina in Dankalia », L’Oltremare, IV/ 8, agosto 1930, p. 331-333.

[15] p. b., rubrica « Segnalazioni bibliografiche », L’Oltremare, VIII/7, luglio 1934, p. 268 ; D. Lischi (Darioski), Viaggio di un cronista fascista in Cirenaica [1924], Pisa, Edizioni Nistri, 1934.

[16] p. b., rubrica « Segnalazioni bibliografiche », L’Oltremare, VIII/8, agosto 1934, p. 306. V. Tedesco Zammarano, Azanagò non pianse, Milano, Mondadori, 1934. Tra i suoi libri dedicati all’Africa si ricordano anche : Impressioni di caccia in Somalia (1920), Il rifugio delle Pleiadi (1926), Il sentiero delle belve (1929), opera che nel 1932 diventa un documentario con la regia di Zammarano, Fauna e caccia (1930), Auher mio sogno (1935), Da Adua al Lago Tana alle sorgenti del Nilo Azzurro (1936).

[17] p. b., rubrica « Segnalazioni bibliografiche », L’Oltremare, VIII/9, settembre 1934, p. 340.

[18] C. Zaghi, « Gli albori del giornalismo coloniale italiano. L’Esploratore di Manfredo Camperio », L’Oltremare, VI/12, dicembre 1932, p. 509 e 511. Ora in Fuori campo. Letteratura e giornalismo nell’Italia coloniale 1920-1940, op. cit., p. 151-156.

[19] Nasce il 15 gennaio del 1931 come quindicinale, nel 1932 diventa settimanale (Settimanale dell’Istituto fascista dell’Africa italiana). Il direttore è Marco Pomilio. Si segnala in particolare lo spazio intitolato Storia, arte, cultura (poi Arte, cultura, turismo e nel 1934 Arte, cultura, propaganda). Significativa è anche la Rassegna I Libri coloniali del Fascismo, a cura di A. V. Pellegrineschi e le rubriche I Libri recenti e Spunti e Appunti. Marco Pomilio teneva una rubrica dal titolo Pagine coloniali sul Tevere di Telesio Interlandi negli anni precedenti alla nascita del periodico : questa esperienza rappresentò il nucleo dal quale nacque poi il periodico. Tra i suoi collaboratori si ricordano Vittorio Gorresio, giornalista de La Stampa e capo dell’Ufficio romano di quel giornale, che realizzò molti servizi dall’Africa e dettagliate corrispondenze. L’altro giornalista, altrettanto famoso, era Ruggero Orlando, il quale era redattore per il Medio ed Estremo Oriente, materia nella quale egli era particolarmente versato. Il periodico aveva rapporti continui con il Ministero dell’Africa Italiana, che seguiva direttamente il lavoro, ed il Ministero della Cultura Popolare.

[20] Le domande rivolte agli intellettuali sono queste : 1) Esiste una letteratura coloniale italiana ? 2) Se esiste, quali sono i suoi caratteri, quali le sue tendenze, quali i pregi e quali i difetti ? 3) Se non esiste quali sono le cause di tale deficienza, e quali i mezzi più opportuni per rimediarvi ? 4) Quale è il romanzo coloniale, fra tutti quelli finora pubblicati in Italia, che meglio risponda ai caratteri di una sana ed efficace letteratura coloniale ?

[21] « Referendum sulla letteratura coloniale », I parte, L’Azione coloniale, 15 gennaio 1931, p. 3. Ora in Fuori campo. Letteratura e giornalismo nell’Italia coloniale 1920-1940, op. cit., p. 177-181.

[22] F. T. Marinetti, « Referendum sulla letteratura coloniale », I parte, op. cit.

[23] A. Cipolla, « Referendum sulla letteratura coloniale », I parte, op. cit., p. 3. Ora in Fuori campo. Letteratura e giornalismo nell’Italia coloniale 1920-1940, op. cit., p. 180.

[24] G. Tomasello, L’Africa tra mito e realtà. Storia della letteratura coloniale italiana, Palermo, Sellerio, 2004, p. 156-157.

[25] M. Pomilio, « Funzione ed efficienza attuale della stampa coloniale italiana di propaganda », L’Azione coloniale, 35, 1 novembre 1931, p. 3.

[26] Ibid.

[27] M. Pozzi, « La Tendopoli goliardica in Cirenaica », L’Azione coloniale, 29, 20 settembre 1931, p. 2 ; dello stesso autore si veda anche « Conoscere la colonia », L’Azione coloniale, 38, 22 novembre 1931, p. 2 : in questo articolo si dichiara che obiettivo centrale del fascismo sia quello di « costruire nel piano concreto della realtà ». Si fa riferimento agli articoli di De Bono su Gioventù fascista e di Camuri su Libro e moschetto, per ribadire l’importanza della preparazione coloniale delle giovani generazioni.

[28] E. De Bono, « I giovani nelle Colonie », L’Azione coloniale, 32, 11 ottobre 1931, p. 1.

[29] V. Gorresio, « I Giovani Fascisti di Messina a Tripoli », L’Azione coloniale, 33, 18 ottobre 1931, p. 2 ; si vedano anche : V. Gorresio, « Con i giovani fascisti in Tripolitania », L’Azione coloniale, 34, 25 ottobre 1931, p. 2 ; e V. Gorresio, « Possibilità di produzione ed esportazione », L’Azione coloniale, 35, 1 novembre 1931, p. 1.

[30] In altri articoli, la giovinezza viene tematizzata a partire dalla rappresentazione delle colonie : si tenta, secondo un procedimento simbolico-allegorico ben conosciuto anche nelle altre letterature, di ridurre l’immagine della colonia a qualcosa di familiare e innocuo – spesso una fanciulla da salvare, malata o colpevole – che possa suggerire l’idea di un facile dominio. Anche in questo caso, le immagini utilizzate si rifanno a figure di giovani, in quanto più facilmente plasmabili e inclini al rispetto dell’autorità. Cfr. C. E. Gadda, « Tripolitania in torpedone », L’Ambrosiano, 13 agosto 1931, p. 3 ; l’articolo viene poi pubblicato in C. E. Gadda, Il Castello di Udine, Firenze, Edizioni Solaria, 1934 ; ora in C. E. Gadda, Romanzi e racconti, a cura di G. Lucchini, E. Manzoni e R. Rodondi, vol. I, Milano, Garzanti, 1988, [1993], p. 192-196 ; si può leggere anche in Fuori Campo. Letteratura e giornalismo nell’Italia coloniale 1920-1940, op. cit., p. 333-338.

[31] M. Pigli, « Il riavvicinamento franco-italiano », L’Azione coloniale, 14, 6 aprile 1933, p. 1.

[32] P. D’Agostino Orsini, « Italia e Francia », L’Azione coloniale, 33, 31 agosto, 1933, p. 1.

[33] Cfr. V. Gorresio, « E l’Impero coloniale ? », L’Azione coloniale, 14, 5 aprile 1934, qui viene riportato un capitolo del libro scritto dall’autore, Questa Francia, pubblicato poi poco dopo in volume.

[34] Si veda anche M. Pigli, « La Cirenaica e la funzione del giornalismo in colonia », L’Azione coloniale, 35, 1 novembre 1931, p. 3. Qui si ripercorre la storia della rivista che iniziò le sue pubblicazioni a Bengasi nel 1929. Proseguiva l’attività de La Cirenaica nuova con lo stesso direttore, Sandro Sandri. Tre gli obiettivi fondamentali della rivista : essere portavoce per la Madrepatria della vita e delle attività della Colonia, fornire segnalazioni e chiarificazioni rispetto all’estero riguardo alla politica governativa in colonia e porsi come guida dell’opinione pubblica locale indigena.

[35] Nasce a Firenze nel 1920 per iniziativa dell’editore Bemporad e viene pubblicato fino al 1943. Lo dirigono Silvia Bemporad fino al 1936, poi Gabriella Aruch Scaravaglio dal 1936 al 1938. Nel 1938, a seguito delle leggi razziali, la casa editrice diviene Marzocco e affida la direzione a Margherita Cattaneo.

[36] Cfr. G. Stefani, Colonia per maschi. Italiani in Africa Orientale : una storia di genere, op. cit.

[37] M. L. Astaldi, « La posizione della donna nel regime fascista », L’Almanacco della donna italiana, XV, 1937, p. 95. Si veda della stessa autrice il romanzo Voci sull’altipiano, Verona, Mondadori, 1943.

[38] E. Bricchetto, La verità della propaganda. Il Corriere della sera e la guerra d’Etiopia, Milano, Unicopoli, 2004, p. 5 e 7.

[39] Cfr. N. Labanca, Una guerra per l’impero. Memorie della campagna d’Etiopia 1935-36, op. cit.

[40] N. Labanca, Oltremare. Storia dell’espansione coloniale italiana, Bologna, Il Mulino, 2002, p. 193.

[41] P. D’Agostino Orsini, « Difesa del nostro avvenire coloniale », L’Azione Coloniale, V/50, 12 dicembre 1935, p. 1.

[42] N. Labanca, Una guerra per l’impero, op. cit., p. 228.

[43] P. Bernasconi, « La solidarietà dell’Europa di fronte alle popolazioni coloniali », L’Oltremare, V/8, agosto 1931, p. 310-312.

[44] R. Bilenchi, « L’Anno XIII », L’Almanacco della donna italiana, 1936, p. 48. Ora in Fuori campo. Letteratura e giornalismo nell’Italia coloniale 1920-1940, op. cit., p. 397.

[45] Cfr. A. Pedio, Costruire l’immaginario fascista. Gli inviati del Popolo d’Italia alla scoperta dell’altrove (1922-1943), Torino, Zamorani, 2013.

[46] A. Nigra, « La nostra capacità assimilatrice nelle colonie », L’Oltremare, V/ 9, settembre 1931, p. 353-356.

[47] Erano presenti il senatore Camillo Manfroni, Mario Pigli rappresentante del periodico La Cirenaica, Marco Pomilio direttore de L’Azione Coloniale, Mario Pozzi, rappresentante dell’Agenzia Le Colonie. Ai lavori presero parte anche Gino Rava, Alighiero Felici, D’Agostino Orsini Di Camerota.

[48] Ar. Ci. [Arnaldo Cipolla], « La campagna di guerra in Etiopia », L’Almanacco della donna italiana, 1937, p. 383. Ora in Fuori campo. Letteratura e giornalismo nell’Italia coloniale 1920-1940, op. cit., p. 405. Rinvio alla terza sezione dell’antologia Fuori campo, intitolata Una guerra senza uniforme, e all’introduzione che precede gli articoli, L’Africa come racconto, per l’approfondimento critico del tema e il commento dei testi selezionati.

[49] L. Barzini jr., « Il diario della spedizione Mariotti », La Lettura, gennaio 1936, p. 8. Ora in Fuori campo. Letteratura e giornalismo nell’Italia coloniale 1920-1940, op. cit., p. 404.

[50] C. Tomaselli, « Destinazione A. O. », La Lettura, novembre 1935, p. 979-981. L’articolo si può leggere in Fuori Campo. Letteratura e giornalismo nell’Italia coloniale 1920-1940, op. cit., p. 375-380.

[51] Delle opere dedicate all’Africa si ricordano : La sfinge nera (1924) ; Nel paese degli uomini nudi (1928) ; il romanzo Il cimitero degli elefanti (1928) ; l’autobiografia Da mozzo a scrittore (1934) ; Il crollo dell’impero del Negus (1937).

[52] I. Montanelli, « Il Giornale », 7 settembre 1987, p. 3.

[53] I. Montanelli, XX Battaglione eritreo [1936], a cura di A. Del Boca, Milano, Rizzoli, 2010, p. 7.

[54] E. Emanuelli, « Zibaldone di ricordi africani », L’Ambrosiano, 9 maggio 1939, p. 3. Ora in Fuori campo. Letteratura e giornalismo nell’Italia coloniale 1920-1940, cit., p. 459.

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